Il flop delle sottoscrizioni e passaggio al F2P

Come i gamers più assidui sapranno, da qualche anno a questa parte è diventata ormai la prassi lanciare un gioco online a sottoscrizione mensile e per poi traslarlo al modello free to play dopo circa un anno. Titoli come Tera, The Elder Scroll Online (B2P), Wild Star (fra pochi mesi), e tantissimi altri hanno già usato questo espediente. Ma si tratta di scelte pianificate o sono modalità per cercare di salvare il salvabile in titoli altrimenti destinati all’oblio?

Bisogna comprendere che alla basa di ogni gioco c’è il guadagno per la compagnia che lo sviluppa, spesso derivante da imposizioni assurde dei publisher. Il problema di base è che mancano le idee innovative quindi si continua ad usare un modello collaudato come quello di WoW, ci si aggiunge qualche cosa di particolare (spesso nemmeno troppo), e lo si presenta come nuovo titolo.

Questo porta inevitabilmente alla “morte prematura” del gioco che vedrà la sua popolazione calare nel giro di 6 mesi, un anno quando le cose vanno bene, perchè la gente è ormai stanca di vedere sempre le stesse meccaniche. Quindi le compagnie si sono adattate a questo modus operandi dei player, non cercando di creare contenuti originali, ma offrendo specchietti per le allodole come esca.

Gli early access, i preorder, i pacchetti founder….sono tutti metodi che permettono alla compagnia di rientrare dei costi di produzione prima ancora che il gioco sia nella sua versione di release ufficiale, scegliendo poi il modello a sottoscrizione si garantiscono per un anno un certo numero di introiti da investire nel gioco successivo, trasformando poi il modello in f2p per continuare a guadagnare con le microtransazioni.

Ora dal punto di vista economico è una genialata per la compagnia, ma per i gamers è il simbolo della decadenza, poichè il gioco per quanto venga aggiornato saltuariamente di nuovi contenuti, non otterrà mai effettivi upgrade nelle meccaniche e modi innovativi di vivere il titolo.

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